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Matelica
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mwhaMatélica (mwhqAFI: /maˈtelika/;cite-ref-4[4] anche mwiwMatèlica con 'e' aperta;cite-ref-dipi-5-0[5] mwkaMatélleca o mwkqMatérga in mwkgdialetto localecite-ref-utet-6-0[6]) è un mwlwcomune italiano di mwma9 021 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwnqprovincia di Macerata nelle mwngMarche.

Contents

Storia
Simboli
Altro
Musei
Musica
Cucina
Eventi
Strade
Sport
Calcio
Basket
Note

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Geografia fisica

Matelica è posta a 354 mwogm s.l.m., nella vallata del mwowfiume Esino, l'unica mwpavalle marchigiana che si sviluppa — almeno parzialmente — da nord a sud. Il territorio è in prevalenza collinare, con le montagne che la costeggiano ai lati della valle, tra cui il mwpqmonte San Vicino.

Origini del nome

L'origine del nome mwqaMatelica è oscura: non sembrano esistere altri luoghi o città con questo nome, e rarissimi (ad esempio mwqqBastelica in mwqgCorsica) sono quelli che terminano con la stessa desinenza. Si attesta l'assonanza con Mensa Matellica, frazione di mwqwRavenna, sito noto per i rinvenimenti dell'età del Bronzo,cite-ref-7[7] ma l'origine di tale toponimo è probabilmente legato al fatto che là nel Cinquecento ebbero delle proprietà i conti mwsaOttoni di Matelica. Secondo un'ipotesi poco convincente il nome potrebbe essere di origine mwsqceltica e significare mwsgpaese dei prati, dal celtico mwswmatten, mwtaprato. Ancora più azzardata è una supposizione di origine greca, essendo i greci stabilitisi nella vicina mwtqAncona: dal greco mwtgmàthesis, mwtwstudio, o, con più cognizione, mwuametelis, mwuqluogo di delizie. Se si considera l'antico nome dialettale Matelga, allora potrebbe essere interessante considerare la parola teleg, che in molte lingue antichissime, come quelle semitiche, significa neve, e dunque luogo coperto di neve. Si potrebbe far risalire l'origine al latino, alla forma mwvamater liquoris, mwvqmadre delle acque, anche se nessun fiume nasce nel suo territorio e, soprattutto, mwvgPlinio il Vecchio chiama la città mwvwMatilica Matilicatis, e dunque il nome le era già stato assegnato.

Recenti studicite-ref-8[8] ipotizzano un nome celtico mwxqMati-lika, derivante dalla traduzione del toponimo mwxgsudpiceno mwxwKupra Vepets, "buona lastra di pietra".

Storia

Origini e storia romana

Le origini della città di Matelica risalgono al mwywPaleolitico. Gli mwzaumbri, popolazione indoeuropea, già nel mwzq2000 a.C. si erano stanziati nella valle del fiume Esino, dove sorge la città. La nascita vera e propria del centro abitato è fatta risalire all'incontro delle popolazioni umbre con quelle picene. I mwzgpiceni, popolo proveniente dall'mwzwAbruzzo e dall'ascolano, costruirono il primo centro abitato vero e proprio, sfruttando i già presenti insediamenti primigeni.

Con l'arrivo dei mwaqRomani, la città subì un rapido cambiamento; dopo la mwagbattaglia del Sentino (mwaw295 a.C.), svoltasi a pochi chilometri da Matelica, la città fu assoggettata ai nuovi conquistatori. Le terre contigue alla città furono spartite tra i legionari veterani e ci fu un rapido processo di romanizzazione di tutta la zona.

Dopo la mwbqguerra sociale, la cittadinanza romana fu estesa prima ai Latini, poi agli Umbri e in seguito a tutta la penisola; nel mwbg70 a.C. Matelica divenne mwbwmunicipio romano, costruendo la propria struttura politica sulla riga di quella dell'Urbe: comandata da un mwcaduumviro, coadiuvato da cinque censori e da un Protettore che difendeva i diritti della città presso Roma.

Matelica fu iscritta alla tribù Cornelia e nel mwcg101 d.C. la città ospitò l'imperatore mwcwTraiano in partenza per la mwdaDacia da mwdqAncona. In seguito, il generale Caio Arrio Clemente, che aveva visitato la città a seguito dell'imperatore, sarà nominato curatore del municipio.

Con l'avvento della cristianità sull'impero, Matelica fu sede vescovile sin dal 400. Il vescovo rimase l'unica autorità dopo la caduta dell'impero: la città si ritrovò soggetta a incursioni dei mwdwbarbari e la popolazione soffrì la fame per le carestie e le invasioni. Nel 552 la mweabattaglia tra mweqTotila e mwegNarsete a mwewGualdo Tadino fu decisiva per il futuro della città. La sconfitta dei goti fece fuggire il loro re, che arrivò a Matelica dove morì e fu sepolto. I mwfabizantini che lo inseguivano raggiunsero la città e la annetterono al loro impero. Fino all'invasione dei mwfqLongobardi, la città visse un piccolo periodo di pace e prosperità. I nuovi invasori, sconfitti i bizantini, la distrussero nel 578. Da quel momento la città passò sotto la mwfgdiocesi di Camerino.

Alto Medioevo

Con l'arrivo dei mwgqFranchi, la città fu ricostruita e, dopo l'800 d.C., come molte altre città, fu assoggettata a un mwggconte, che rappresentava l'mwgwimperatore del Sacro Romano Impero e poi il mwhare d'Italia. La città, pur se formalmente sotto il dominio della Santa Sede, fu incorporata nella mwhqMarca di Ancona e soggetta quindi al potere imperiale. Il più famoso di questi, il conte Attone, guidò, nel 940, una parte delle truppe di mwhgUgo re d'Italia contro quelle del Duca di Spoleto, mwhwAnscario, presso Camerino, dove entrambi persero la vita.

Il comune (1100-1200)

Quando l'Imperatore mwjwFederico Barbarossa tornò in Germania, Matelica si ribellò all'impero e scacciò i mwkaconti Ottoni, famiglia con capostipite il conte Attone di cui sopra, e si costituì libero mwkqcomune, retto da due consoli di origine nobiliare. Il ritorno dell'imperatore in Italia provocò nuove guerre nella Marca e l'mwkgarcivescovo di Magonza Cristiano, fedele al mwkwpapa Alessandro III, rase al suolo la città nel 1174. La comunità, però, venne a patti con i figli del conte Attone, che giurarono fedeltà e si impegnarono a proteggerla; in questo modo la città fu ricostruita, grazie anche all'appoggio dell'imperatore mwlaFederico II di Svevia, pacificatosi con il papa nel 1185. Il conte Attone (discendente del conte di cui sopra) non si arrese e, sfruttando la volontà di espansione della vicina mwlqCamerino, costruì una lega tra questa e i comuni di mwlgFabriano, mwlwSan Severino, mwmaTolentino, mwmqCingoli, mwmgRecanati e mwmwCivitanova. Attaccati da nord e sud, i matelicesi furono sopraffatti e la città distrutta per la terza volta nel 1199. Gli abitanti furono dispersi e vissero fuggiaschi tra i vari monti della zona. Appellatisi all'imperatore mwnaOttone IV, nel 1209, ottennero il permesso di ricostruire la città e, grazie al forte potere militare di Francesco d'Este, nominato curatore della Marca di Ancona, vi riuscirono. Dopo la ricostruzione, il paese era stato chiamato mwnqNuovo Castello di Sant'Adriano, ma il vecchio nome tornò presto in auge. Le lotte con gli altri comuni limitrofi continuarono per tutto il XIII secolo: diverse volte i matelicesi si scontrarono con Fabriano e, soprattutto, con Camerino, mentre una forte alleanza fu stretta con San Severino. Nel 1259, dopo una provocazione di mwngCamerino, i matelicesi presero posizione tra i ghibellini a favore di mwnwManfredi e, con le truppe di questi, comandate da mwoaPercivalle Doria, distrussero la città, vendicando la distruzione di sessanta anni prima. Matelica si dichiarò eternamente fedele al Re e, alla morte di questi, non esitò a imprigionare un ambasciatore papale pur di mantenere la parola. mwoqClemente IV, allora, tassò la città pesantemente, pena la distruzione, e obbligò i matelicesi ad accettare un mwogpodestà di nomina papale. Sotto le pesanti gabelle, la città si impoverì rapidamente, contraendo debiti con gli altri paesi. Nel 1273 i matelicesi furono costretti a creare una truppa per soffocare la rivolta antipapale a mwowJesi, e per i successivi trent'anni combatterono quasi incessantemente con la vicina Camerino per la costruzione di castelli, per ridefinire i confini e per la volontà dei rivali di vendicarsi della distruzione subita.

Trecento

Nei primi anni del Trecento, Matelica stipulò un'alleanza di natura militare e amministrativa, sotto la supervisione del governatore pontificio, con le città di Fabriano, Camerino e San Severino. Le quattro contraenti si impegnavano a prestarsi reciproco soccorso e aiuto, oltre a rispettare gli editti delle altre. Ciò non impedì alcune scaramucce, ma la rinnovata pace permise alla città di potersi dedicare più volte alle rivolte intestine dello Stato della Chiesa, schierandosi talvolta con i guelfi e talaltra con i ghibellini. Il comune era retto, oltre che dal podestà, dal capitano del popolo e dal consiglio degli anziani; al governo della città partecipavano i rettori e i consiglieri delle varie corporazioni artigianali, costituenti il nucleo principale del consiglio cittadino. Esse erano nove: notari, mercanti, calzolai, fabbri, tornitori, lanaiuoli, falegnami, sarti e muratori. In questo periodo si formarono le società e compagnie d'armi, per la difesa e la sicurezza della città. Nel frattempo, gli Ottoni si ristabilirono a Matelica e iniziarono a intromettersi sempre più profondamente nella vita politica.

La signoria degli Ottoni

Alla fine del Trecento il vicariato della città fu affidato dal mwrapapa Bonifacio IX agli mwrqOttoni. Questa famiglia, in un primo tempo, lasciò invariata la struttura comunale, per poi lentamente sopprimerla e accentrare in sé tutti i poteri. Gli Ottoni iniziarono una riforma fiscale, promossero lo sviluppo dell'industria della lana, della tintoria e della concia, restaurarono le mura, costruirono il campanile della cattedrale, soprattutto sotto la guida di Alessandro Ottoni (?-1485), e tentarono a più riprese di definire una volta per tutte i confini con San Severino e Camerino. All'inizio del XVI secolo ampliarono pure i commerci e le strade, tanto che si potevano contare ben centodieci mercanti in città. Alcune scelte di natura ecclesiastica, però, irritarono il popolo e con la signoria di Anton Maria Ottoni (1508-1564) iniziò il malcontento generale, dovuto soprattutto all'eccessiva crudeltà e tirannia di quest'ultimo, che non esitava a incarcerare e uccidere i suoi avversari politici. A causa della condotta tirannica, i rapporti con i matelicesi si erano fatti talmente tesi che alcuni cittadini, nel febbraio del 1545, ordirono una congiura con lo scopo di uccidere alcuni membri della famiglia, ma il complotto fu scoperto da un tale Falcone da Falconara. Dopo tante lotte, anche interne alla famiglia, e numerosi viaggi di delegazione dei cittadini a mwsaRoma, alla fine, nel 1576, mwsqpapa Gregorio XIII spogliò definitivamente gli Ottoni del vicariato. Nel 1578 Nicolò d'Aragona, governatore generale della Marca, prese possesso della città in nome della Sede Apostolica. Matelica fu così governata da un commissario apostolico inviato dal Papa.

Dopo la signoria

Con mwtapapa Paolo V, nel 1618, Matelica fu affidata a un governatore indipendente da quello della Marca, con piena giurisdizione, e per questo riconoscimento lo stemma di Paolo V Borghese fu innalzato sulle porte dei principali edifici pubblici. Si conservò l'antica divisione della città in quattro quartieri: Santa Maria, Campamante, Civita e Civitella. A capo d'ogni quartiere fu posto un priore, facente parte di diritto del consiglio generale. L'amministrazione della città era retta da un gonfaloniere e tre priori, eletti nel Consiglio generale. Nel corso dell’età moderna, il progressivo restringimento dell’accesso ai consigli e alle magistrature favorì l’affermazione di un’oligarchia cittadina, che si configurò come mwtqnobiltà civica. La popolazione accettò pacificamente il nuovo governo, nel quale vide un periodo di pace dopo secoli di lotte intestine. Nel 1692 la cittadinanza si riappacificò con i conti Ottoni, nominandoli cittadini onorari, e nel 1785 la città fu ricreata mwtgsede vescovile, unita mwtwmwuaaeque principaliter a mwuqFabriano.

L'epoca napoleonica e il Risorgimento

L'arrivo dei mwwafrancesi guidati da mwwqNapoleone soppresse il vescovado e, con la liberalizzazione dei commerci introdotta, la città subì un forte declino industriale, soprattutto nel settore della lana. Il ritorno sotto lo mwwgStato Pontificio fu quasi un sollievo per la popolazione, che tuttavia issò le bandiere tricolori durante i mwwwmoti del 1848 sul Palazzo del Comune per solidarietà ai rivoltosi di tutta mwxaItalia. Dopo la mwxqbattaglia di Castelfidardo, in città furono esposte ancora una volta le bandiere e, nel mwxgplebiscito, il "sì" all'unione al mwxwRegno d'Italia vinse a maggioranza schiacciante.

Dal Regno d'Italia all'età contemporanea

La nuova situazione riportò il libero commercio e l'attività da industriale divenne agricola, impoverendo parecchio tutta la popolazione. Furono molti i matelicesi a partire durante la mwygprima guerra mondiale, e la città subì, come tante altre, parecchi lutti. Nel corso della mwywseconda guerra mondiale, Matelica ospitò un battaglione di soldati italiani, che, dopo l'armistizio, furono nascosti dagli abitanti e, assieme ai giovani del luogo e ad alcuni soldati stranieri, formarono la mwzaresistenza locale. La guida spirituale dei mwzqpartigiani, don mwzgEnrico Pocognoni, fu ucciso dai nazisti nel famoso mwzweccidio di Braccano il 24 marzo mw0a1944.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con DCG del 10 novembre 1932.cite-ref-acs-9-0[9]

«Di rosso, alla croce piena d'argento.Ornamenti esteriori da Città.»

Il gonfalone è un drappo di bianco.cite-ref-acs-9-1[9]

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Concattedrale di Santa Maria Assunta

Chiesa della Beata Mattia

Costruita nel 1255, dell'antica fattura non rimane più nulla; il più antico segno è il campanile, databile nel XV secolo, mentre sono evidenti gli interventi ristrutturali operati nel tempo, che hanno dato alla chiesa uno stile barocco, quasi rococò. Ad essa vi è annesso il Monastero delle mw-qClarisse più antico di Matelica, e anche il più famoso per il ricordo della Beata mw-gMattia Nazzarei (1253-1320), che lì visse santamente. La chiesa settecentesca conserva sotto l'altare il venerato corpo della beata. Il monastero custodisce altri dipinti di pregevole esecuzione, tra quali particolarmente apprezzabili sono la mw-wCroce del XIII secolo, dipinta da un anonimo artista marchigiano, una mw-aMadonna col Bambino risalente alla fine del XIII secolo e una mw-qMadonna in adorazione del Bambino con un offerente francescano, detta mw-gMadonna della culla, opera del cosiddetto mw-wMaestro di Staffolo, databile al 1455-60 circa, una delle quattro versioni di questo soggetto, forse derivato da un originale perduto di mwaqaGentile da Fabriano.cite-ref-10[10] Negli ambienti monastici è anche una mwaquAnnunciazione attribuita a Lorenzo di Giovanni de Carris e databile ai primi anni dell'ultimo decennio dfel Quattrocento.cite-ref-11[11]

Chiesa di San Francesco

Giunti a Matelica fin dal secolo XIII mwaq8frati minori, e tra di essi vi era il beato mwaraGentile da Matelica, la chiesa fu edificata tra il 1240 e il 1260, fu completamente rinnovata alla prima metà del secolo XVIII, è stata seriamente danneggiata dal terremoto del 2016 ed è in corso il suo restauro dal maggio 2022.cite-ref-12[12] L'interno a unica navata con cappelle laterali, conserva ancora buona parte dell'arredo antico, come le pale di mwaruLuca di Paolo da Matelica, di mwaryMarco Palmezzano, di mwarcEusebio da San Giorgio, nonché la decorazione della cappella Mozzanti di mwargGiovanni Serodine (1623-1625). In chiesa era la mwarkMadonna della Rondine di mwaroCarlo Crivelli, oggi alla mwarsNational Gallery di mwarwLondra.

Chiesa del Suffragio o delle Anime purganti

Con la sua mole proporzionata ed elegante, domina la piazza Enrico Mattei, completandone l'armonia tra gli edifici che la contornano. Sorse nel mwasa1690 con le offerte dei cittadini sull'area di una chiesa più antica dedicata a San Sebastiano, patrono della città. Fu consacrata nel mwase1715. A croce greca, nella sua misurata eleganza racchiude dei buoni quadri, tra cui il mwasiCrocifisso ed Anime Purganti di mwasmSalvator Rosa. Nella cappella a sinistra è collocata una statua di San Sebastiano, di fattura rinascimentale, datata mwasq1585. In sagrestia vi sono due quadri con parti napoletane, databili alla fine del Seicento, e raffiguranti la mwasuMadonna con San Francesco di Paola il primo e la mwasyMadonna e Santi il secondo, un tempo collocati sugli altari laterali della chiesa. Merita considerazione anche un'immagine della mwascMadonna della Misericordia, posta su un antiestetico ornamento, un tempo oggetto di particolare devozione. L'organo, di modeste proporzioni, è opera del Fedeli.

Chiesa di Sant'Agostino

Risale al mwassXIV secolo; la facciata si orna di un ricco portale romanico, inclinato in avanti, unico resto della primitiva costruzione. L'interno, rinnovato nel XVIII secolo, è a pianta basilicale a tre navate su pilastri, sovrastato da cupoletta. Nel presbiterio, a destra, mwaswNoli me tangere, tela di mwas0Ercole Ramazzani; a sinistra, mwas4Cristo sotto il torchio, tela seicentesca d'ignoto, d'eccezionale iconografia. In fondo alla navata sinistra, mwas8Madonna col Bambino e santi, tela del Ramazzani, firmata e datata mwata1588; sull'altare del transetto sinistro, mwateEstasi di San Francesco attribuita al mwatiGuercino; al terzo altare sinistro, mwatmCrocifisso ligneo intagliato del mwatqXV secolo. Per questa chiesa mwatuLuca Signorelli aveva dipinto nel 1504 una pala per l'altare maggiore con la mwatyDeposizione, venduta nel 1736, tagliata in più pezzi e sopravvissuta in alcuni frammenti, che doveva riprendere la composizione di quella nella mwatcChiesa di Santa Margherita a Cortona. Il dipinto, che dovette essere grandioso, ebbe grande risonanza nell'ambiente artistico marchigiano.cite-ref-13[13]

Chiesa di San Filippo

Fu edificata a metà del XVII secolo per generosità del matelicese Ottaviano Grassetti nei confronti dei mwat8padri filippini che, giunti a Matelica nel mwaua1640, vivevano in stretti e vecchi spazi. L'esterno della facciata si presenta in mattoni con richiami mwaueborrominiani; il prospetto posteriore presenta un luminoso e vivace punto di vista architettonico. Tutti gli elementi d'eccessivo barocchismo sono opera del primo restauro effettuato un secolo dopo la sua prima costruzione. All'interno si trova il pregiatissimo mwauiCrocifisso, proveniente dalla vicinissima chiesa di San Giovanni, opera quattrocentesca di scultura lignea. In onore di quest'ultimo si svolgono a Matelica le mwaumFeste Triennali, durante le quali si venera il Crocifisso che è portato di sera in sera in tutte le chiese matelicesi. Altre pregevoli opere presenti nel tempio sono un mwauqSan Filippo, già sull'altare maggiore, che adora la mwauuVergine di Emilio Savonazzi (1580-1660), la mwauyMadonna dello Scalpore e altre pitture di scuola romana del Seicento e del Settecento. Inoltre, prezioso è il capolavoro di Pierleone Grezzi, di cui si conserva, nel Museo Piersanti, una stampa del mwauc1725 illustrante il mwaugConcilio Lateranense, relativo al miracolo di mwaukSan Filippo, raffigurante il mwauocardinale Orsini salvato dal terremoto.

Chiesa dei Santi Teresa e Valentino

Risale alla metà del XVII secolo (la sua costruzione è durata dal 1695 al 1712). Dopo un testamento, ne divennero proprietari i mwau4carmelitani scalzi, grazie alla rinuncia dei gesuiti al fine di smentire a loro danno a seguito dell'uccisione del benefattore Conte Pellegrini. Nel 1823 la chiesa passò ai padri filippini, quindi nel mwava1842 ai mwavesilvestrini che, tuttora, ne hanno il possesso. La chiesa è di stile barocco. Di buona mano è la tela dell'altare; pregevoli sono anche due preziose tavole, esposte in sacrestia, con mwaviSan Sebastiano e Santa Caterina e con mwavmSan Giovanni Battista e San Romualdo, scomparto laterale di un trittico la cui tavola centrale è oggi al mwavqMusée du Petit Palais di mwavuAvignone, eseguito tra 1468 e 1470 circa da mwavyLorenzo d'Alessandro, proveniente dalla chiesa di Sant'Antonio Abate. Le tavole, opere giovanili del pittore, coniugano elementi ancora tardogotici derivati dal mwavcSalimbeni, come il fondo oro, le vesti svolazzanti dei profeti o il prato fiorito, con elementi già rinascimentali, come la volumetria e la spazialità delle figure poste in diagonale, influenzate da mwavgNiccolò di Liberatore.cite-ref-14[14] Dopo il mwav0terremoto del 27 settembre 1997, fu restaurata negli anni 2001-2002 e inaugurata solennemente il 15 ottobre.

Chiesa di San Rocco

Poco distante dall'ormai demolita Porta della Valle, sorse nel mwawe1529. Le ridotte dimensioni la qualificano immediatamente come cappella votiva edificata dalla comunità per impetrare l'allontanamento della peste. L'impianto planimetrico è a croce greca con un soffitto a crociera composita stellare. Un recente restauro ha eliminato la tinteggiatura scoprendo il mattoncino con un procedimento che, se esalta le caratteristiche strutturali del tempietto, non rispetta molto la realtà storica dell'edificio, che appartiene al secolo XVI. Modificato dunque l'interno nelle sue caratteristiche coloristiche, rimane interessantissima la struttura esterna, dalla quale traspare la dinamica costruttiva dell'insieme: un cubo inserito in un impianto a croce greca. Ne deriva una scansione tripartita dei muri perimetrali in profondità, scansione ripetuta su tutte e quattro le fronti del tempio. Si qualifica dall'esterno come struttura organicamente articolata nell'ambito di un sistema composto che prevede una forte spinta dinamica all'interno di un telaio rigidamente geometrico.

Chiesa di Regina Pacis

Voluta fortemente dal parroco Franco Paglioni, e progettata dall'architetto Piero Sampaolo, la chiesa è stata consegnata ai propri fedeli l'8 dicembre mwawu2000. La sua struttura è completamente in cemento armato, l'esterno è in mattoncino e il tetto in legno.

Monastero di Santa Maria Nuova

Sorge appena fuori delle mura castellane, dalla parte del quartiere della Vecchia. La chiesa fu completamente ricostruita nei primi decenni del secolo XVIII, utilizzando, però, gli elementi d'arredo sacro della chiesa precedente. In questo modo si è salvato, ed è tuttora visibile, il prezioso altare ligneo attribuito a Paris Scipione. Il monastero fu trasformato in Ospedale per invalidi nel mwawk1870 e ancora oggi ospita una Casa di Riposo per anziani.

mwawsChiesa di San Michele Arcangelo, Santuario del Santissimo Crocifisso

La chiesa, in campagna nei pressi della frazione di Rastia, è di origine medievale e l'aspetto e le dimensioni attuali si pensa possano risalire al 1199, quando un monaco che proveniva da San Severino Marche, trasportando un Crocifisso verso una meta sconosciuta, dopo aver passato la notte a Rastia, volle proseguire il suo cammino ma non riuscì a sollevare il Crocifisso da terra. La chiesa è stata però più volte rimaneggiata ma conserva un affresco sulla parete sinistra con un mwaw0San Cristoforo di mwaw4Diotallevi di Angeluccio di mwaw8Esanatoglia e qualche lacerto nella parete di fronte. Il mwaxaCrocifisso oggetto di devozione si trova appeso a una gloria lignea ottocentesca ma non è più quello medievale. Questo è cinquecentesco ed è stato attribuito a mwaxeSimone de Magistris.cite-ref-15[15]

Abbazia di Santa Maria in Rotis

Nei pressi della frazione di Braccano, circondata dai monti del massiccio del mwaxkmonte San Vicino, sorge l'antica abbazia benedettina di Santa Maria de Rotis, attualmente in un deplorevole stato di abbandono.cite-ref-16[16]cite-ref-17[17]

Architetture civili

Palazzo comunale

L'edificio, di proprietà della famiglia Scotti di Narni, parenti stretti degli mwayoOttoni, fu acquistato dal Comune di Matelica nel mways1606 per avere uffici più funzionali. Al momento dell'acquisto, il palazzo presentava gravi danni alle strutture principali, che mettevano in serio rischio la sua stabilità e la sua permanenza nella piazza principale. Solo alla fine del secolo XIX, dopo un duro lavoro di noti architetti, il palazzo divenne una realtà stabile e sicura. All'interno del palazzo si possono ammirare la lapide di Caio Arrio e una tela raffigurante Sant'Onofrio di Salvatore Rosa. Sotto lo stemma del comune è rappresentata la vergine lauretana protettrice della città. Inoltre, il comune vanta anche il possesso di una raccolta di disegni del ritrattista matelicese mwaywRaffaele Fidanza (1797-1846).

Palazzo del Governatore o dei Pretori e Torre civica

Il nome nacque dalla residenza nel palazzo, costruito su ordine di Ottone IV, del luogotenente imperiale. Molte sono state le ristrutturazioni, sicuramente non tutte rispettose dello stile originario, ma ciò nonostante il palazzo abbellisce la piazza principale su cui troneggia. Accorpata all'edificio è la Torre Civica, la cui base, per alcuni, potrebbe essere contemporanea dell'edificio, mentre per altri potrebbe risalire a un'epoca antecedente il mwaza1175. La torre fu sopraelevata alla fine del XV secolo e successivamente, nel mwaze1893, fu allargata alla base per problemi di stabilità.

Palazzo Ottoni

Fu costruito nel mwazu1472, per conto di Alessandro e Ranuccio Ottoni, dagli architetti Costantino e Giovan Battista da Lugano. Il palazzo rinascimentale è antistante la Piazza Enrico Mattei e contribuisce a renderla originale per la pluralità stilistica degli edifici che la circondano. Sul retro è presente un cortile che, tramite una loggetta aerea rinascimentale ancora presente, caratterizzata da esili ed elegante colonnine, lo collegava a un'altra proprietà della famiglia. Dal mwazy1998 il piano terra ospita la mwazcbiblioteca comunale intitolata allo scrittore matelicese mwazgLibero Bigiaretti.

Teatro comunale "Giuseppe Piermarini"

Risale al mwaaa1805. La sua struttura è a palchetti, tre ordini più il loggione; ha un aspetto molto elegante. La progettazione si deve al celebre mwaaeGiuseppe Piermarini, che fu architetto della mwaaiScala di Milano, mentre le decorazioni pittoriche, databili tra il mwaam1810 ed il mwaaq1812, sono da attribuire al pittore Spiridione Mattei. Presso il teatro si conservano reperti archeologici relativi a resti d'abitazione dell'mwaauetà del ferro e a un impianto termale d'epoca romana (I-II secolo d.C.). Il teatro è stato inaugurato nel mwaay1812 con l'esecuzione di tre melodrammi, mwaacSer Marcantonio di mwaagStefano Pavesi, mwaakOh, che originale di mwaaoGiovanni Simone Mayr e mwaasIl filosofo sedicente di mwaawGiuseppe Mosca. Oggi ospita la stagione teatrale della città e molti altri eventi. Nel suo mwaa0foyer, recentemente rinnovato, ha sede un'enoteca del mwaa4Verdicchio di Matelica, che promuove il premiatissimo vino.

Ospedale di San Sollecito

L'antico Ospedale di San Sollecito, ancora esistente è oggi sede del Polo di mwabiMedicina Veterinaria dell'mwabmUniversità di Camerino. Nella cappella è un affresco probabilmente proveniente da una scomparsa cappella dedicata a San Domenico a Campamante, raffigurante la mwabuMadonna di Loreto, opera di mwabyLorenzo d'Alessandro e databile alla fine del Quattrocento.cite-ref-18[18]. Le sue funzioni per la popolazione sono state sostituite dal moderno Ospedale "Enrico Mattei".

Altro

Globo di Matelica

Il mwaccGlobo di Matelica è un reperto archeologico rinvenuto casualmente nel 1985 durante i lavori di consolidamento delle fondamenta del Palazzo del Governo nel centro storico di Matelica (Macerata).

Murales di Braccano

A Braccano, la più grande frazione del comune, posta sulla strada che da Matelica giunge al mwacsMonte San Vicino, sono presenti dei mwacwmurales. Essi, di origine recente, voluti dall'amministrazione comunale, sono stati eseguiti dagli allievi delle accademie di mwac0Brera, mwac4Urbino e mwac8Macerata sui muri esterni delle case, delle stalle e dei fienili presenti nella frazione. Ad oggi sono presenti oltre cinquanta mwadamurales, dipinti in tempi diversi.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-19[19]

Tradizioni e folclore

• Chi percorre, camminando o correndo, sette giri intorno alla fontana di piazza Enrico Mattei, sotto la supervisione di un addetto dell'associazione Pro Matelica, viene premiato con la mwaeaPatente da mattu. Tale tradizione deriva da un'antica legge degli Ottoni, che obbligava tutte le persone andate in fallimento a fare dodici giri intorno alla fontana gridando: «Io ho ceduto alli miei beni et per questo nisiuno mai più me creda».

«Se a Matelica chiudessero le porte, sarebbe un manicomio»


• Il vicolo Orfanelle, nel centro storico, è conosciuto dai più come vicolo Basciafemmine, ovvero mwaeqbaciafemmine. La sua natura tortuosa permetteva, infatti, di appartarsi non visti.
• Le quattro statue che gettano acqua nella fontana di piazza Enrico Mattei sono posizionate in direzione dei punti cardinali e i matelicesi hanno dato loro affettuosi soprannomi: mwaeyLa Sirena a nord, mwaecMaccagnano a est, mwaegBiutino a sud e mwaekLa Veloce a ovest.

Cultura

Biblioteche

Biblioteca comunale Libero Bigiaretti

La mwae8Biblioteca comunale Libero Bigiaretti trae origine dall'incameramento dei fondi librari dei mwafaMinori Osservanti a seguito della soppressione degli ordini religiosi e della legge che condusse all'mwafeEversione dell'asse ecclesiastico. L'istituzione della Biblioteca comunale avviene formalmente nel 1957.

Università

Matelica è sede distaccata dell'mwafqUniversità di Camerino, facoltà di Medicina Veterinaria.cite-ref-20[20]

Musei

Museo Piersanti

Il mwaf0Museo Piersanti, uno dei più importanti della regione, affonda la sua origine nel secolo XVII, allorché monsignor Venanzio Filippo Piersanti, nato a Matelica nel mwaf81688, iniziò all'interno del suo palazzo una raccolta d'oggetti d'alto valore storico-culturale e artistico.cite-ref-21[21]

Museo civico archeologico di Matelica

Il museo è allestito all'interno di palazzo Finaguerra,cite-ref-22[22] edificio storico, ubicato nei pressi del complesso monumentale di San Francesco. Il palazzo risale, nel suo aspetto attuale, a un periodo che va dalla fine del XVIII all'inizio XIX secolo, periodo in cui sono state realizzate anche le decorazioni pittoriche degli ambienti del primo e del secondo piano. Il museo espone reperti archeologici provenienti da Matelica e dal suo comprensorio; questi coprono un arco cronologico piuttosto ampio, che va dalla mwagspreistoria fino al mwagwMedioevo e all'età mwag0rinascimentale. Particolarmente rappresentata è la fase relativa alla mwag4civiltà picena, con i ricchi corredi delle tombe di VIII-VII secolo a.C. Di particolare rilievo sono le tombe della mwag8fase "orientalizzante" (fine VIII-inizio VI secolo a.C.). Di eccezionale interesse, anche per la sua rarità, è l'orologio solare sferico in marmo con iscrizioni in greco, noto come mwahaGlobo di Matelica, datato tra il I e il II secolo d.C.

Musica

Gruppo Folk Città di Matelica

Il gruppo mwahqfolk "Città di Matelica", fondato nel 1966, poi costituitosi in Associazione Folklorica con finalità di ricerca delle antiche tradizioni, si compone di 35-40 elementi. I costumi, i balli e i canti presentati sono frutto di ricerche storiografiche in archivi storici pubblici e privati. I bozzetti originali dei costumi della sposa e dello sposo matelicano sono conservati nella mwahuGalleria Bertarelli di mwahyMilano. Lo spettacolo presentato dal gruppo ripropone il folklore matelicese e dell'alto maceratese di fine Ottocento; è piacevole per le coreografie e il colore dei costumi, allegro e vivace nel ritmo musicale. Il gruppo partecipa ogni anno a trasferte a livello nazionale e internazionale, portando per il mondo la cultura e le usanze delle Marche.

Cucina

Oltre alle specialità tipiche mwahkmarchigiane, si ricordano le tagliatelle fatte in casa al sugo di papera, gli mwahostrozzapreti, grosse tagliatelle fatte senza uova, la mwahspanzanella, pane bagnato con acqua, sale, pepe, olio, aceto e prezzemolo, la mwahwpulenta e, naturalmente, i mwah0mwah4vincisgrassi. Tra i secondi, tradizionale è la grigliata di carne, oltre alle varie preparazioni di pesce; tra i contorni, particolari sono i mwah8ròscani, verdure filiformi amarognole (mwaiabarba di frate). Tra i dolci, da ricordare sono la mwaiefrusténga, bassa torta di cereali con fichi, mele, noci, alchermes e rum, la mwaiicrescia fojata, uno mwaimstrudel ripieno di frutta e noci, e la mwaiqpizza di Pasqua, una specie di mwaiupanettone con aromi particolari, mangiato nel periodo dell'omonima festività.

Eventi

Festival Internazionale del Folklore

Uno degli eventi principali dell'estate matelicese è il Festival Internazionale del Folklore. Nato dall'esigenza dell'Associazione Folklorica "Città di Matelica" di realizzare scambi culturali con altre formazioni italiane o straniere, esso rappresenta un momento di incontro tra culture e religioni diverse, unite in un grande spettacolo di suoni e di colori, un appuntamento con le danze e le voci di tutto il mondo. Il Festival, organizzato dall'Associazione Folklorica "Città di Matelica", con la partecipazione del Comune di Matelica, della Regione Marche e della Comunità Montana Alte Valli del Potenza e dell'Esino, e la collaborazione dell'associazione Pro Matelica, si tiene ogni anno tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, e si svolge nell'arco di sei serate, durante le quali gruppi provenienti da diverse parti del mondo si esibiscono in balli e canti tradizionali. Oltre agli spettacoli, i visitatori possono sostare negli stand gastronomici e assistere a una serata di teatro dialettale. Di solito viene anche allestita una piccola mostra dell'artigianato. Il Festival del Folklore è un evento di notevole valenza socio-culturale e un momento di integrazione e di scambio tra popoli ed etnie portatrici di usi, costumi e tradizioni differenti fra loro, e rappresenta un valido modo per far apprezzare e mantenere vive le antiche tradizioni e le culture dei vari popoli.

Premio Biennale di Narrativa "Matelica - Libero Bigiaretti"

Il Comune di Matelica ha intitolato allo scrittore il Premio Biennale di Narrativa "Matelica - Libero Bigiaretti" svoltosi dal 1998 al 2010 presso il Teatro comunale "Giuseppe Piermarini".

Una giuria scientifica selezionava una rosa di tre finalisti mentre il vincitore sarebbe stato scelto da una giuria popolare.

I vincitori del premio sono stati, in ordine cronologico, mwai0Giuliana Berlinguer (mwai4Il mago dell'Occidente), mwai8Carmine Abate (mwajaLa moto di Scanderbeg), Carmine Abate (mwajeTra i due mari), mwajiPiero Meldini (mwajmLa falce dell’ultimo quarto), mwajqGiuseppe Bonura (mwajuIl prato delle voci di marmo),cite-ref-23[23] mwajoGaetano Cappelli (mwajsStoria controversa dell’inarrestabile fortuna del vino aglianico nel mondo),cite-ref-24[24] mwakaBarbara Garlaschelli (mwakeNon ti voglio vicino).cite-ref-25[25]

In occasione della consegna del Premio Biennale di Narrativa veniva consegnato anche il premio "Matelica" destinato a chi con la sua attività avesse contribuito in modo determinante a far conoscere le Marche in Italia e all'estero. I vincitori del premio sono stati mwakcPietro Zampetti, storico dell'arte (1998), mwakgGiuliano de Marinis, archeologo (2000), Franco Moschini, industriale (2002), mwakkValentina Vezzali, sportiva (2004).cite-ref-26[26]

Economia

L'economia si è trasformata da prevalentemente agricola a industriale, nel XX secolo. I campi coltivati circondano la città, e l'attività principale è la produzione di uva da vino. L'industria si è molto sviluppata con l'aiuto di mwalaEnrico Mattei, e la città può vantare alcune grandi fabbriche e aziende che spaziano dai settori dell'informatica (mwaleHalley Informatica, leader nel settore di software per comuni), a quello delle bombole di gas (grazie alle fabbriche mwaliMerloni), alla sartoria (ultimo residuo dell'attività tessile, oggi di proprietà del mwalmGruppo Armani), oltre a molte piccole imprese locali. Recentemente, la città ha avuto un vero e proprio boom economico commerciale, con l'apertura, nel giro di tre anni, di due centri commerciali, una multisala e diversi nuovi negozi nel centro storico, soprattutto grazie alla sua posizione centrale tra la zona dell'entroterra maceratese e il fabrianese.

Prodotti enogastronomici

Vino

Il mwalkvino è uno dei prodotti tipici di Matelica, a partire dal famoso mwaloVerdicchio, vitigno bianco marchigiano, le cui uve, nel microclima continentale della valle dell'Esino, assumono e trasmettono al vino, in aggiunta alla sua tipica mineralità, le caratteristiche di freschezza ed acidità, peculiari dei vini dei freddi climi montani. Particolarità che rende il mwalsVerdicchio di Matelica ben riconoscibile ed assai diverso dal mwalw"cugino" dei Castelli di Jesi. Nel gergo locale quello di Matelica è chiamato "Verdicchio di montagna" mentre quello di Jesi "Verdicchio di mare".

Verdicchio di Matelica

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Il rosso vestito di bianco

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È stato riconosciuto vino a mwamkDOC il 21 luglio mwamo1967, per primo nelle mwamsMarche. La disposizione nord-sud della valle, la sinclinale camerte, impedisce l'arrivo degli influssi mitiganti marini generando un microclima mediterraneo-continentale caratterizzato da maggiori escursioni termiche dalla notte al giorno e dall'estate all'inverno. L'effetto di questo clima dà origine ad un'uva ricca di estratti, aromi primari, zuccheri e polifenoli, che si traduce poi in un vino dotato di un elevato corpo che conferisce una particolare attitudine all'invecchiamento. Il Verdicchio si presenta dal colore brillante, paglierino tenue, il profumo delicato con fragranze fresche e persistenti di frutta non completamente matura. Al sapore è asciutto, morbido, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo. È presente anche in versione riserva, passito e spumante. Diverse volte si è classificato tra i primi bianchi d'Italia e d'Europa, negli appositi concorsi.cite-ref-29[29]

Esino bianco e rosso

Queste due DOC sono riconosciute in tutta la mwanmprovincia di Ancona e nei territori del Verdicchio di Matelica. L'Esino bianco è composto da uve mwanqVerdicchio almeno al 50%, mentre il rosso da uve mwanuSangiovese e mwanyMontepulciano almeno al 60%.

Colli Maceratesi bianco e rosso

Questa DOC è prodotta in tutta la zona collinare della mwanoprovincia di Macerata. Il bianco è prodotto all'80% da uve maceratino, mentre il rosso con almeno il 50% di Sangiovese. Sono entrambi vini giovani e leggeri.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Strada a scorrimento veloce in costruzione, ma aperta solo nel tratto che va da mwan4Fabriano a mwan8Castelraimondo, è la mwaoaSS256 var, arteria che fa parte del progetto Pedemontana delle Marche, collegamento nord-sud nell'interno della regione.

Ferrovie

La cittadina ha una mwaoqstazione ferroviaria facente parte della mwaouferrovia Civitanova Marche-Fabriano, servita da treni regionali mwaoyTrenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la mwaocRegione Marche.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 26 agosto 1985 | 8 luglio 1990 | Nannino Crescentini | DC | Sindaco | |
| 9 luglio 1990 | 23 aprile 1995 | Nannino Crescentini | DC | Sindaco | |
| 24 aprile 1995 | 13 giugno 1999 | Antonio Roversi | Sviluppo per Matelica | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 12 giugno 2004 | Patrizio Gagliardi | Alternativa per Matelica | Sindaco | |
| 13 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Patrizio Gagliardi | Lista civica | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Paolo Sparvoli | Progetto Matelica | Sindaco | |
| 27 maggio 2014 | 26 maggio 2019 | Alessandro Delpriori | Per Matelica | Sindaco | |
| 27 maggio 2019 | 9 giugno 2024 | Massimo Baldini | Matelica Futura | Sindaco | |
| 10 giugno 2024 | in carica | Denis Cingolani | Matelica il futuro è adesso | Sindaco | |

Fonte: Ministero dell'Interno.cite-ref-30[30]

Gemellaggi

• mwapi🇦🇷Las Rosas (Santa Fe)cite-ref-31[31]

Sport

Calcio

Maggior club calcistico comunale è il mwapoMatelica; fondato nel mwaps1921 e contraddistinto dai colori sociali bianco-rossi, ha trascorso oltre novant'anni nelle divisioni dilettantistiche marchigiane, arrivando nel mwapw2012 a disputare per la prima volta la mwap0Serie D, di cui ha vinto la mwap4relativa coppa nazionale nel mwap82019. Nella stagione 2019-2020, trovandosi al primo posto del proprio girone (a 8 giornate dal termine della regular season), il Matelica si è assicurato per la prima volta la promozione in mwaqaSerie C a seguito del congelamento delle classifiche dovuto alla pandemia di mwaqeCovid-19. Dopo un solo anno di militanza nel professionismo, nel mwaqi2021 il Matelica si è trasferito ad mwaqmAncona per rilevare la tradizione sportiva della mwaqqsocietà calcistica del capoluogo; il marchio e la denominazione sono pertanto stati ceduti alla società concittadina Gruppo Sportivo Corrado Fabiani Matelica (in breve "Fabiani Matelica", fondata nel mwaqu1982 come "Virtus Matelica" e successivamente ridenominata alla memoria di un giovane calciatore morto in un incidente stradale), che ha dato continuità alla storia biancorossa nel dilettantismo.

Terzo club calcistico cittadino è il Real Matelica, che come la Fabiani non si è mai spinto oltre i campionati dilettantistici a carattere regionale e provinciale.

Il campo principale è lo stadio comunale Giovanni Paolo II, ubicato nell'omonimo centro sportivo in località Boschetto; esso non è però abilitato ad ospitare gare professionistiche, sicché il Matelica dal mwaqg2020 si è trasferito allo mwaqkstadio Helvia Recina di mwaqoMacerata.

Calcio a 5

In campo maschile la pratica del futsal è portata avanti dalle società Polisportiva Junior Matelica e Virtus Matelica, mai spintesi oltre le divisioni dilettantistiche del campionato italiano.

Attivo nel settore femminile è l'Atletico Matelica, a sua volta militante nelle categorie amatoriali.

Basket

I club cestistici comunali maschili sono la Vigor Basket Matelica (dotata altresì di una squadra riserve) che nella stagione 2025-2026 disputa il campionato di mwaraSerie B Interregionale organizzato dal comitato regionale mwareAbruzzo, quarto livello del mwaricampionato italiano di pallacanestro maschile, e i Gladiatores Basket Matelica che disputano il campionato di Divisione Regionale 2.

La pallacanestro femminile fa capo alla società mwarqHalley Thunder Matelica che disputa il mwaruCampionato nazione di Serie A2. Nel gennaio 2026 ha conquistato la vittoria della mwaryCoppa Italia di Serie A2, primo trofeo nazionale della storia della società.cite-ref-32[32]

Tutti i suddetti club hanno connotazione dilettantistica.

Pallavolo

Espressione di Matelica nella pallavolo femminile è la Polisportiva Audax Matelica, militante nelle divisioni dilettantistiche.

Altri sport

A Matelica sono altresì attive le società dilettantistiche Tennis Club Matelica (per il tennis), Ciclisti Junior Matelica, Gruppo Ciclistico Matelica e Matelica Cycling Club (per il ciclismo), Bocciofila Matelica (per le bocce) e Salus Nuoto Matelica (per il nuoto).

Note

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Bibliografia

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.matelica.mc.it.
• citerefsapere-itMatèlica, su sapere.it, De Agostini.